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L’idea di costituire una compagnia teatrale formata da persone sorde nasce nella mente di Ginetta Rosato, regista nonché fondatrice della compagnia stessa, tra il 1974 e il 1975, dopo aver assistito, nel corso della manifestazione teatrale internazionale “Città Di Roma”, ad alcuni spettacoli presentati da attori sordi provenienti dalla Gallaudet D.C., università statunitense.

Prima di approdare alla denominazione attuale, il nome della compagnia subisce diversi cambiamenti. Originariamente il gruppo teatrale prende il nome: “La Mandragola”; ma dopo alcuni anni, probabilmente con l’obiettivo di caratterizzare maggiormente la compagnia, si sceglie come denominazione: “Laboratorio teatrale dei sordi romani”.Questa seconda opzione non soddisfa, risulta troppo lunga e forse anche un po’ scontata.

L’occasione per un nome adeguato ed originale arriva nel 1987 durante la realizzazione dello spettacolo “C’era una volta, Rugantino…”. La compagnia incontra difficoltà di tipo economico, non ci sono infatti fondi per comprare i materiali necessari per la costruzione delle scene e dei costumi, si respira un’aria di scoraggiamento per la mancanza di aiuto e sostegno morale. Questi temi sono all'ordine del giorno all'interno del gruppo e come racconta la regista: “Zero soldi, zero aiuto delle persone, zero sostegno morale…” ecco subito l’idea per un nome davvero appropriato: “Laboratorio Zero”.

La compagnia romana si è distinta nel teatro dei sordi italiani per aver scelto di rappresentare prevalentemente, se non esclusivamente, celebri spettacoli del teatro tradizionale, piuttosto che spettacoli relativi al mondo dei sordi.

Con il primo spettacolo, “La casa di Bernarda Alba” scritto da Federico Garcia Lorca nel 1936, andato in scena nel 1977, si vuole creare l’inizio di un percorso d’incontro tra i sordi e il teatro. Questi eventi, fino a quel momento riservati nei fatti solo agli udenti a causa della mancanza di un sistema di comunicazione accessibile alle persone sorde, diventano un’opportunità per arricchire, con esperienze di un certo livello culturale, il tempo libero delle persone sorde e non solo. È importante sottolineare che gli spettacoli della compagnia sono proposti contemporaneamente in Segni e in Italiano. Pertanto, il pubblico a cui si indirizzano gli spettacoli è un pubblico misto, formato sia da persone sorde che udenti, che in questi contesti hanno l’occasione di confrontare le differenze anche di tipo culturale, partendo da un interesse comune quale l’amore per il teatro.

Dal 1993 la compagnia si cimenta in un nuovo genere teatrale: la commedia. Alle difficoltà di traduzione in LIS (Lingua dei Segni Italiana), si affianca il delicato compito dell’interprete che deve “mettere in voce” durante lo spettacolo. È necessario del tempo perché si trovino strumenti appropriati e soluzioni originali capaci di dare il giusto spazio all'espressione attraverso la lingua dei segni e allo stesso tempo poter estendere la possibilità di assistere agli spettacoli proposti in tale lingua anche a chi non la conosce.

Nonostante i lavori delle compagnie teatrali sorde sembrino suggerire che si debba realizzare un teatro dei sordi totalmente autonomo rispetto al teatro tradizionale, per la regista del Laboratorio Zero è importante anche dare l’opportunità di portare in scena e far conoscere ai sordi le opere scritte da autori famosi sia italiani che stranieri, utilizzando così “il teatro come strumento di partecipazione culturale”. Questa motivazione spinge Ginetta Rosato a continuare per la sua strada, continuando a proporre opere, come “Il Cilindro” di Eduardo De Filippo, che rientrano nel genere della commedia.

Nell'anno 2003 con questa commedia partecipa al IV festival Nazionale Teatrale del Sordo a Firenze ottenendo il Primo premio come Migliore spettacolo.

Nel 2005, il giallo di A. Christie Trappola per topi, viene presentato con una novità importante, per la prima volta si decide di utilizzare esclusivamente la Lingua dei Segni Italiana senza l’intervento degli interpreti, né di effetti sonori o musiche. Uno spettacolo in completo silenzio, che tuttavia riesce a colpire ed affascinare anche il pubblico udente. Probabilmente le rappresentazioni precedenti avevano in qualche modo “educato” o, meglio, incoraggiato il pubblico udente ad affidarsi non soltanto al suono delle parole e della musica, ma a lasciarsi coinvolgere dalle espressioni del viso, dai movimenti delle mani e del corpo.

Nel 2007, in occasione dei trent’anni del Laboratorio Zero, Ginetta Rosato ha voluto festeggiare questo compleanno con la messa in scena del primo spettacolo che ha segnato la nascita della compagnia: La Casa di Bernarda Alba.

Nel 2008 si è realizzata una nuova sfida: la preparazione di uno spettacolo liberamente ispirato alla commedia di Michael Fray in intitolata Rumori Fuori Scena. Per l’occasione la compagnia si è allargata, aprendo le porte per la prima volta anche ad alcuni attori udenti.

Nel 2011, come per gioco, la compagnia mette in scena uno spettacolo tutto al femminile: Otto Donne e un Mistero, realizzata con attrici udenti segnanti.

Un’ esperienza incredibile, che fino ad allora non era stata né pensabile né proponibile. Grazie ad una intensa collaborazione e impegno tra: attrici, regista ed esperti in LIS, probabilmente per la prima volta in Italia, una compagnia ha realizzato uno spettacolo in cui gli attori recitavano tutto il testo dello spettacolo in una lingua che per loro era una vera e propria lingua straniera, studiata e appresa come tale. Uno spettacolo senza voce per due ore! Nonostante ciò è stato garantito comunque, un accesso anche a coloro che non conoscevano la LIS, grazie ad un servizio completamente gratuito di traduzione simultanea in cuffia.

L’obiettivo che si vuole raggiungere è quello di lanciare un messaggio chiaro sulla possibilità di una collaborazione tra sordi e udenti, basata non sull'imposizione di una cultura sull’altra, bensì sull’opportunità di sfruttare tali occasioni per una conoscenza reciproca e un avvicinamento tra due mondi tanto vicini quanto sconosciuti tra loro.

Con lo spettacolo 13 a tavola di Marc Gilbert Sauvajon, il Laboratorio Zero partecipa al VI Festival Nazionale Teatro del Sordo (Senigallia 4-6 ottobre 2013), ottenendo quattro premi: 

• Migliore attore protagonista (Emanuele Bianca);

• Migliore attore non protagonista (Lorenzo Laudo);

• Migliore regista (Ginetta Rosato);

• il secondo premio come Migliore spettacolo.

Nel 2014, la regista osa scegliere un testo drammatico portando in scena Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams. Interamente realizzato in LIS da attori sordi. Nonostante gli attori si siano superati, non ha riscosso molto successo tra pubblico dei sordi, che si è manifestato più partecipe e attratto da trame allegre e commedie brillanti.

 

 

 

2016 Chissà a chi tocca? Un giallo, con molti momenti di suspense e di comicità che hanno travolto e divertito il pubblico.

 

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